Combattere la crisi? La digitalizzazione ci salverà

Gli ultimi dati dell’agenzia per la promozione delle aziende italiane all’estero hanno confermato la posizione in prima linea del nostro Paese nelle esportazioni. L’Italia è una delle maggiori nazioni esportatrici e manifatturiere a livello globale. Potenzialmente però si prospetta una situazione internazionale che sulla carta potrebbe richiedere un ulteriore salto di livello relativo alla competitività del nostro export.

Lo step successivo per affrontare i cambiamenti

Per farlo le piccole e medie imprese dovranno adattarsi ai tanti cambiamenti previsti dagli scenari globali. In particolare una strada da percorrere è costruita dagli investimenti nella digitalizzazione. Sin dalla presentazione del piano Industria 4.0, gli impatti positivi della tecnologia sull’adozione di strategie volte all’esportazione è stata lampante. Le pmi si sono adoperate per implementare soluzioni che permettessero loro di abbattere le barriere territoriali. Per farlo si sono scelti progetti di e-commerce, strategie di marketing digitale più mirate e in linea con le caratteristiche dei mercati di approdo, piani articolati volti al miglioramento dei servizi di vendita e di customer-care.

Tante aziende si sono operate per digitalizzare la fase del contatto diretto con mercati e clienti. La necessità è quella di passare allo step successivo: accelerare il processo di trasformazione digitale della propria catena del valore e di fornitura. Investire in maniera strategica sulle tecnologie di digital manufacturing, digitalizzare i processi produttivi per incrementare le capacità di personalizzazione dei prodotti, velocizzando il time-to-market e conte- nendo i costi di produzione.

Digitalizzazione e Internet of Things

Una recente ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha confermato che nel 2017 a guidare gli investimenti italiani relativi all’IoT è stato lo smart-metering (26% di un mercato che vale 3,7 miliardi di euro). Il merito è principalmente dovute alle norme legate al gas e all’installazione dei contatori elettrici intelligenti. In seconda battuta l’automotive che ha fatto registrare una quota degli investimenti pari al 22%. Un nuovo stadio prevede processi produttivi sempre più efficienti grazie alla limitazione degli scarti e alla riduzione dei blocchi delle macchine.

Le tecnologie con maggiore impatto potenziale sulle dinamiche della produzione industriale sono gli analytics predittivi di complemento e il cosiddetto Internet of Things. Si tratta della rete delle apparecchiature e dei dispositivi, diversi dai computer, connessi a Internet. Dai pezzi d’arredamento ai container per il trasporto delle merci, qualunque dispositivo elettronico equipaggiato con un software che permetta di scambiare dati con altri oggetti connessi può fare la differenza.

Sempre più investimenti in data analytics e cyber security

Aumentano gli investimenti in tecnologia da parte dei CIO dei governi. Un sondaggio di Gartner, società per azioni multinazionale leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nel campo della Tecnologia dell’informazione, ha rivelato che c’è un interesse verso le nuove tecnologie di analisi dei dati e di cyber security. Il sondaggio ha interessato 3.102 CIO in 89 paesi e in tutti i principali settori, inclusi 528 CIO appartenenti al settore statale. Gli intervistati sono stati suddivisi in nazionale o federale; stato o provincia (regionale); locale: difesa e intelligenza. Rick Howard, VP analyst di Gartner ha dichiarato: “La capacità di sfruttare i dati strategicamente in tempo reale migliorerà in modo significativo la capacità dei governi di fornire servizi”.

Le iniziative digitali nel 2019

Il 18% dei CIO ha attribuito priorità alle nuove iniziative digitali nel 2019. Vengono considerate una componente chiave per raggiungere gli obiettivi prefissati, rispetto al 23% di tutte le altre industrie. Le successive priorità aziendali per il governo sono: gli obiettivi specifici settore (13%), l’eccellenza operativa (13%), l’ottimizzazione e la riduzione dei costi (8%). I governi puntano alla progettazione e fornitura di servizi digitali. Per quanto riguarda lo stadio dell’iniziativa digitale, il 29% degli intervistati di governi ha dichiarato che le proprie organizzazioni stanno ridimensionando e perfezionando le iniziative digitali.

Aumenta l’interesse per l’analisi dei dati

Tanta attenzione al digitale ma solo il 17% dei CIO governativi prevede di aumentare i propri investimenti in iniziative di business digitale rispetto al 34% dei CIO in altri settori. Quasi la metà degli intervistati comprende i benefici potenziali di una trasformazione digitale, ma resta comunque un grave ostacolo che non permette di realizzare quanto si vuole. Infatti il 45% dichiara di non disporre delle risorse IT e di business necessarie per l’esecuzione. Solo il 10% dei 3102 intervistati ha implementato una soluzione di AI, mentre il 39% dovrebbe farlo entro 1-2 anni. Infine il 36% entro i prossimi 2-3 anni. Gli investimenti tecnologici nel 2019 riguarderanno principalmente la business intelligence e l’analisi dei dati, la sicurezza informatica e i servizi/soluzioni cloud. In particolare quest’ultimo settore è passato dal primo posto assoluto del 2018, al secondo posto.

Competenze digitali, la grande sfida delle pmi e dei manager

Il principale vettore del cambiamento è l’innovazione, dettata in particolare dalla digital transformation. Sviluppare competenze digitali diventa quindi peculiare per i manager così come gestire in modo ottimale questi processi di trasformazione. Rispetto alla media Ue, trainata verso l’alto dalla Gran Bretagna (50%) e dalla Germania (39%), l’Italia può vantare solo un 29% di competenze digitali elevate diffuse tra i soggetti in età lavorativa. Il resto della nostra forza lavoro possiede competenze digitali definite «medie» (nel 36% dei casi) o «basse» (35%). È chiaro pertanto che, dalle vendite alla comunicazione, per tutte le funzioni aziendali la risposta si chiama formazione digitale.

Come cambia il ruolo del manager

«La sfida di questa generazione – sostiene Renzo Noceti, cofondatore e Ceo di Simbiosity – è riuscire a trasformare almeno una parte di chi è dentro il mondo del lavoro. Non possiamo neanche immaginare di dover aspettare un ricambio: bisogna prendere il toro per le corna e aiutare una generazione a cambiare. Per questo a mio avviso la sfida principale è quella del reskilling». Non c’è una ricetta da seguire, il cambiamento si pianifica sino a un certo punto. Fanno la differenza i mercati, i contesti e le persone con cui si lavora. Ma emergono un paio di punti forti. Il digitale, che è la cosa che ha innestato la trasformazione, non è l’obiettivo sul quale l’azienda deve focalizzarsi. Anzi, arriva dopo. Prima le persone. E poi: l’azienda così diventa più razionale, cioè ragiona di più con i dati, che come conseguenza del digitale possiede in abbondanza.

Ricambio generazionale

In assenza di politiche che favoriscano in modo significativo la crescita dimensionale delle aziende italiane sarà difficile fornire al sistema produttivo una delle risorse chiave per invertire la tendenza, vale a dire la competenza gestionale indispensabile per competere adeguatamente. In questo quadro, anche un processo di quotazione sui mercati borsistici, in particolare l’Aim Italia, espressamente rivolto alle Pmi, può contribuire a un ricambio manageriale e all’inserimento di nuove competenze che, per la loro specifica tecnicality, difficilmente si possono trovare nel cerchio ristretto degli azionisti o manager di famiglia. Nel solo 2018, grazie anche a efficaci provvedimenti legislativi come l’avvio dei Pir e la misura sul credito d’imposta per le quotazioni delle pmi, si sia registrato un picco di ben 26 Pmi quotate, lascia ben sperare su un vero cambio di paradigma che contribuisca a valorizzare al meglio le professionalità dei nostri manager.

Digitalizzazione e innovazione: il premio per due app create da studenti

Il Samsung Innovation Camp ha coinvolto più di 500 studenti dell’Università dell’Insubria. Un percorso iniziato a ottobre 2018 composto da digitalizzazione, innovazione e opportunità di collaborazione con le aziende del proprio territorio. Lo scopo principale del progetto era fornire ai partecipanti competenze digitali complementari a quelle dei corsi accademici tradizionali da mettere in pratica nella fase finale del progetto. Dopo varie selezioni grazie all’aiuto di Randstad ed Enoplastic, sono stati scelti i quattro team vincitori.

I progetti vincitori

I primi hanno sviluppato “Fabrion”, un’applicazione che mette in contatto i candidati con l’azienda condividendo annunci e contenuti utili per la ricerca del lavoro. L’idea di Paolo Gandola, Alessandro Benedetto, Davide Castiglioni e Simone Lazzaroni è stata giuidicata innovativa, completa e verrà sviluppata dalla società olandese.

L’altro progetto vincitore è “Project for enoplastic” di Eliana Muccignato, neolaureata in scienze ambientali. L’Enoplastic voleva impostare una campagna di marketing che puntasse sui social media e il suo piano di azioni è stato il più chiaro. «E stata un’esperienza molto sfidante – ha commentato il professore Andrea Uselli, docente di Economia -. Non pensavamo di raggiungere questi numeri, è stato un percorso molto utile perché abbiamo coinvolto studenti di diverse aree: Economia naturalmente aveva una nutrita comitiva ma molte facoltà sono state rappresentate dato che c’era gente di Informatica e pure di area scientifica. La cosa più importante però è essere riusciti a comprendere in modo più preciso e chiaro le loro esigenze e aspettative sul mondo del lavoro».

Il progetto Samsung Innovation Camp

Si è trattata della seconda edizione del Samsung Innovation Camp. Il progetto ha coinvolto 10 mila studenti di 18 università italiane. Tra queste anche Bicocca, Roma Tre, Torino, Genova, Bari e tante altre. Il successo è stato la trasversalità delle competenze trasmesse. Attraverso questa selezione si è dato spazio al digitale, valorizzando ancora di più l’importanza di questo fattore. Il 30% degli iscritti arriva da economia e finanza mentre il 13% da ingegneria, il 15% si suddivide tra chi studia materie umanistiche e comunicazione.

Da oltre 26 anni Samsung si impegna per lo sviluppo del digitale e la diffusione della cultura dell’innovazione in Italia. E, in qualità di digital enabler, cerca di offrire ai più giovani utili strumenti e competenze per affrontare al meglio il mondo del lavoro, sempre più permeato dalla tecnologia.

Italia, plasmare competenze con il sistema di formazione “duale”

Il Connext, evento aperto a tutte le imprese italiane, per condividere la propria vision, creare occasioni di partnership e networking, permette di far dialogare l’Italia con le imprese degli altri Paesi. La transizione digitale è uno dei problemi più comuni palesati dal nostro territorio e un aiuto può arrivare dal modello strutturato in Germania. Questa è l’idea di Katrin Helber, direttrice di Dual Concept, società di formazione della Camera di Commercio italo-germanica: «In Germania, diversamente che in Italia, per legge sono le Camere di Commercio tedesche a certificare la formazione professionale a livello nazionale. Crediamo che l’Italia debba sviluppare maggiormente il sistema di formazione duale tedesco. Noi non teniamo
corsi, ma ascoltiamo le esigenze di formazione delle imprese – possono essere affiliate 0 meno alla Camera italo-tedesca – stiliamo un piano formativo e cerchiamo l’ente di formazione più idoneo con cui svilupparlo»

Il modello tedesco e la proposta dal Marocco

Il “modello tedesco” sembra però non essere percepito dall’ultima legge di Bilancio che ha dimezzato l’alternanza scuola-lavoro. A tal proposito la Helber dichiara «Riteniamo che sia fondamentale allineare la formazione scolastica con le competenze che richiedono le aziende. Questo è l’unico modo per raggiungere un’alta occupabilità dei giovani. I nostri programmi prevedono che almeno il 50% delle ore di formazione sia svolto in azienda. Siamo nati solo nel 2015, sinora abbiamo accompagnato una decina di aziende italiane e tedesche in Italia e formato oltre 100 giovani».

Anche dal Marocco arriva un supporto all’Italia. L’idea è di creare una partnership di trasferimento tecnologico. «È necessario sviluppare il rapporto tra le imprese italiane e marocchine su un piano più ambizioso che coinvolga la digitalizzazione e la ricerca e sviluppo», queste le parole di Khalid Benjelloun, vicepresidente di Cgem (la Confindustra marocchina). Il Marocco ha fatto passi da giganti negli ultimi anni. Nel 2017 l’export italiano nel Paese africano è cresciuto del 17%, pari ad 1,8 miliardi. Hassan Aboujoub, ambasciatore in Italia spiega: «Il Marocco ha la prima rete bancaria e aerea di tutta l’Africa. Telecom Maroc è leader in 14 Paesi africani e, al netto di oil&gas siamo i primi investitori nel continente. Credo che ci siano tutte le premesse per partnership utili. A partire dalla digitalizzazione».

“Imprese per Innovazione”, Marlegno vince il premio di Confindustria

“Imprese per Innovazione” è giunto alla decima edizione. È un concorso lanciato da Confindustria in collaborazione con Apqu, Associazione Premio Qualità Italia, con Confindustria Bergamo partner del progetto. Quest’anno si è aggiudicato questo ambito riconoscimento la Marlegno di Bolgare. 45 dipendenti, specializzata nella costruzione di case in legno, che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 13 milioni di euro. Si tratta di un ritorno alla vittoria dopo il premio conquistato tre anni fa. In quanto vincitrice dell’Award, l’azienda potrà ricevere anche il «Premio dei Premi» per la categoria industria e servizi, a giugno, dalle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Giornata Nazionale dell’Innovazione.

Marlegno, premio imprese per Innovazione

L’amministratore delegato della Marlegno, Angelo Marchetti, ha dichiarato: «Il Premio Imprese per Innovazione è un riconoscimento importante
al lavoro fatto in questi anni da Marlegno. Innovare significa aprirsi al cambiamento e richiede investimenti in termini di tempo, persone, e risorse. La valutazione positiva della nostra gestione dei processi di innovazione da parte di una giuria esterna di esperti ci gratifica molto. Continueremo a investire in nuove idee e tecnologie. Offriremo ai nostri clienti il massimo impegno possibile nel progettare e costruire case in legno sempre più moderne, efficienti, attente all’ambiente e alla qualità di vita di chi le abita».

Bergamo vero laboratorio dell’innovazione

Tra gli interventi anche quello di Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo: «Siamo convinti promotori dell’evento, in quanto lo riteniamo uno strumento importante di stimolo alle imprese per generare e gestire l’innovazione. Negli ultimi anni, nel nostro territorio, abbiamo avuto numerosi esempi eccellenti di imprese che sono arrivate sul podio. La loro esperienza ci conferma che il premio innesca meccanismi virtuosi. In questo modo si favorisce il consolidamento di processi innovativi e contribuendo a far diventare Bergamo un vero e proprio laboratorio dell’innovazione. Il Premio ben si inserisce nel nostro piano di azioni a favore dell’innovazione, caratterizzato dal networking e dalla collaborazione con altri attori, dal Parco Scientifico Tecnologico Kilometro Rosso a Intellimech, all’Università, e dalla fondazione del Digital Innovation Hub, che sta conducendo un’importante attività di assessment nella quale sono state coinvolte per ora 40 imprese e che verrà potenziata nel 2019».

Per l’accompagnamento all’innovazione, sono state supportate più di 150 aziende nell’accesso alle agevolazioni legate a Industria 4.0, con oltre 120 milioni di euro di investimento.

Il rapporto della digitalizzazione in Italia nelle imprese

C’è ancora troppo divario tra le piccole e grandi aziende in materia di digitalizzazione. Aumentano le imprese che utilizzano connessioni veloci, ma sono ancora carenti, in termini numerici, le professionalità specializzate nell’Ict. Questi dati sono stati illustrati e analizzati nel rapporto «Cittadini, imprese e Ict», elaborato dall’Istat. Il report si basa su dodici parametri che individuano l’indicatore del livello di digitalizzazione (Ict). L’86,l% delle imprese con almeno dieci addetti si colloca a un livello basso o molto basso di adozione dell’Ict. Il 13,9% si posiziona su livelli alti o molto alti.

La presenza e ricerca di specialisti Ict

A fare la differenza in particolare e la presenza di specialisti Ict. Almeno punti percentuali distanziano la quota delle piccole imprese da quella delle grandi. Anche la velocità di connessione presenza un grosso gap, almeno pari a 30 Mbit/s, con  38 punti percentuali tra piccole e grandi imprese. L’acquisto di servizi di cloud computing coinvolge poco più di un quinto delle imprese con almeno dieci addetti. L’utilizzo di tali tecnologie registra una crescita a partire dalle imprese con almeno 50 addetti (da 33,1 a 39,2%) e, ancor di più, tra le imprese con almeno 100 addetti (da 37,8 a 48%). L’uso di tecniche, tecnologie, strumenti software per l’analisi dei big data coinvolge meno di un’impresa su dieci, quota che sale al 30,5% per le imprese con almeno 250 addetti.

Ciò che preoccupa però è la mancanza di specialisti Ict in grado di colmare le lacune presenti. Il 15,7% delle imprese con almeno 250 addetti ha difficoltà a trovare esperti. Anche sul ricorso a personale esterno, così come riporta Italia Oggi, per la gestione di attività legate all’Ict, si manifestano differenze in base alla dimensione aziendale: sei imprese di minore dimensione contro tre su dieci delle grandi. Il 16,9% delle imprese con almeno dieci addetti, a fronte del 59,3% tra quelle più grandi, ha organizzato corsi di formazione per sviluppare o aggiornare le competenze Ict dei propri
dipendenti.

La digitalizzazione in Italia

Il report fa anche un quadro di com’è la situazione in Italia e come viene utilizzata la rete internet. I servizi più utilizzati dagli internauti sono quelli
bancari, soprattutto nella classe di età 25-44 anni, subito dopo ci sono i servizi di pagamento. Il ricorso alla rete per vendere merci o servizi è praticato dal 10,8% degli utenti. A livello territoriale, i dati evidenziano differenze importanti tra Nord e Sud: il Trentino Alto Adige e la Lombardia sono le regioni con la percentuale più alta di famiglie dotate di connessione con banda larga, il Molise, la Calabria e la Sicilia occupano gli ultimi posti in graduatoria.

Pmi Network, una rete per l’innovazione e la competitività delle pmi

Aziende, università e associazioni imprenditoriali unite per creare una rete in grado di incrementare innovazione e competitività delle piccole e medie imprese. È questo l’obiettivo del progetto “Pmi Network”, promosso nell’ambito del Programma di cooperazione Interregionale Italia-Svizzera 2014-2020. Si punta allo sviluppo di un sistema per l’imprenditorialità transfrontaliera con un investimento di 1,3 milioni di euro. Il progetto durerà 36 mesi. Vede come capofila il Polo lecchese del Politecnico di Milano per la parte italiana. La Supsi (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana) invece per la componente elvetica. Altri partner sono la Fondazione Politecnico, la Camera di Commercio di Lecco, Confartigianato Imprese
Lombardia e Lecco, Api Lecco e Aiti, l’Associazione industrie ticinesi.

Il progetto Pmi Network

Il Polo lecchese e la Supsi daranno vita ad una fitta rete di collaborazione per l’innovazione dei due territori, a forte vocazione imprenditoriale e con caratteristiche speculari. Il distretto lecchese è, infatti, costituito da quasi 26mila aziende, per il 93% del secondario e terziario, con una forte vocazione all’export (4,4 miliardi di euro nel 2017). Il Canton Ticino comprende poco meno di 34mila aziende, di cui oltre 1.500 nei settori della Meccatronica, delle Scienze della vita, dell’Ict e della moda. “Pmi Network” punta alla creazione di un Cooperation Framework. Si tratta di un modello innovativo di trasferimento tecnologico che favorirà l’interazione tra i ricercatori e aziende. Il tutto avverrà attraverso coordinatori ed esperti della Camera di commercio e delle associazioni di categoria.

Dialogo e collaborazione tra aziende, centri di ricerca e mondo universitario

Queste le parole del coordinatore scientifico Marco Tarabini al quotidiano Avvenire: «Questo progetto vuole essere un esperimento di cross fertilization in cui le competenze tecnico-scientifiche delle università possono diventare patrimonio condiviso con le istituzioni locali a garanzia di un dialogo costante con il tessuto imprenditoriale. Pmi Network ha tutte le caratteristiche per avviare un circolo virtuoso. Attraverso lo scambio di competenze e best practise, possa portare alla creazione di una comunità di innovatori». La Cooperation Framework favorirà il dialogo e la collaborazione tra aziende, centri di ricerca e mondo universitario e realizzerà un’innovazione aperta a beneficio soprattutto delle micro realtà imprenditoriali.

Emanuele Carpanzano, direttore del Dipartimento tecnologie innovative, tiene a sottolinare come la Suspi ha come elementi fondativi la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico: «Questo progetto costituisce un ulteriore elemento della nostra missione di promuovere innovazione e impresa di qualità per lo sviluppo della regione Insubrica».

NIREOS, startup high tech di Milano, entra nel progetto SimDOME

Una realtà tutta italiana è entrata a far parte del progetto europeo “SimDOME”. Si tratta di NIREOS, start-up high tech e spin-off ufficiale del Politecnico di Milano. Incubata in PoliHub, Startup District&Incubator del Politecnico di Milano, punta a sviluppare commercializzare tecnologie innovative nel campo della fotonica e della spettroscopia. Negli ultimi 5 anni, NIREOS ha sviluppato un interferometro innovativo con prestazioni ineguagliabili in termini di precisione, stabilità e campo di lavoro spettrale. Sulla base di questo dispositivo, offre una serie di prodotti per la spettroscopia, come spettrometri di interferometri, spettrofotometri, spettrofluorimetri e spectropolarimetri.

Il progetto SimDOME

La start-up, che annovera tra i suoi investitori e membri del Cda anche Filippo Zanetti, Partner di Simbiosity, punta a sfruttare l’analisi della luce per misurare e ricavare le proprietà delle sostanze da remoto, con un metodo rapido, accurato e non distruttivo. Il progetto “SimDOME” mira ad introdurre sul mercato un software computazionale all’avanguardia per ottimizzare le simulazioni di reazioni chimiche. Attualmente, questi tipi di software esistono già a livello locale ma sono utilizzati esclusivamente nei gruppi di ricerca universitari che li hanno sviluppati. Per ampliare il loro utilizzo verso applicazioni industriali in ambito globale, la Comunità Europea ha concesso un fondo di circa 4 milioni di euro ad un consorzio composto da 3 università e 3 aziende europee. Tutte queste realtà collaboreranno per 4 anni per creare un software innovativo, con un’interfaccia comune ed intuitiva per la modellazione accurata di reazioni chimiche.

Gli obiettivi di NIREOS

Tale software sarà poi testato ed integrato in nuovi dispositivi hardware, che saranno sviluppati da NIREOS appositamente per questo scopo. Ciò genererà un portfolio di nuove aree di applicazione non solo per la ricerca di base, ma anche per il settore industriale, che potranno essere sfruttate commercialmente dalle aziende coinvolte nel progetto. Nel corso degli anni Nireos ha vinto lo Switch2Product ed è stata prima classificata allo SPIE Photonics Europe.

Nell’ambito del progetto “SimDOME”, NIREOS si occuperà di attuare il piano di sfruttamento di questo nuovo software, includendolo nei suoi prodotti commerciali. Attualmente, nessun dispositivo spettroscopico disponibile in commercio offre la possibilità di combinare dati sperimentali con simulazioni allo stato dell’arte di proprietà e dinamiche molecolari. Insieme ai suoi partner, la sfida di NIREOS è quella di sviluppare e commercializzare una piattaforma hardware-software “chiavi in mano”, che combini le utilità di simulazione con un hardware avanzato per la caratterizzazione dei materiali.

Industria 4.0, tutti i cambiamenti previsti dalle aziende

Una visione del futuro dove le imprese industriali potranno aumentare la propria competitività ed efficienza grazie alle tecnologie digitali. Con questa espressione si fa riferimento all’Industria 4.0 in grado di ridefinire gli standard delle produzioni con elevato contenuto tecnologico e inno­vativo. Macchine interoperabili e connesse al Cloud permetteranno di ottenere una mappa delle installazioni. Il controllo distri­buito, la manutenzione predittiva e l’analisi dei Big Data migliorano i processi e ri­ducono gli sprechi. Per far ciò c’è anche un’investimento nei centri di competenza e nelle organizzazioni tecnologiche.

Le priorità richieste dall’Industria 4.0

In questo scenario ci sono azien­de che da poco tempo hanno realizzato i propri investimenti. In questo modo hanno rinnovato le linee di produzione utilizzando le tecnologie più spinte dell’Industria 3.0.  L’accelerazione del mercato di questi ultimi due anni, impone un passo sostenuto. Infatti le nuove linee di produzione dovranno essere vicine ai reparti di ricerca e sviluppo. L’obiettivo è di accorciare il time to market e ridurre la filiera di produzione. Il tempo di risposta alle richieste del mercato si accorcerà. Le abitudini e le necessità degli utenti di oggi richiedono consegne veloci e prodotti
unici e personalizzati.

Cloud e Digital Innovation Hub

Da questo punto di vista è importante costruire un’autostrada telematica veloce che possa supportare un traffico pesante. La connessione internet a fibra ottica rappresenta un’opportunità di ottimizzazione dei co­sti e della sicurezza della propria infrastruttura telematica aziendale, potendo accedere ai servizi in Cloud. Inoltre con l’Industria 4.0 sta crescendo sempre più la parte dell’azienda che si dedica alla fornitura di servizi in Cloud posizionati su propri data center. Ciò consente di po­ter usufruire di centralini telefonici virtuali riducendo. A parità di servizio, i costi di un tradizionale sistema telefonico (da quelli del personale a quelli per la dotazione tecnologica) o di gestire in for­ma ottimizzata il sistema di sicurezza della rete aziendale, anche in funzione disaster recovery.

Da queste necessità nasce il D.I.H. (Digital Innovation Hub). Un nuovo modello organizzativo, definito a livello europeo e nazionale. Si costituisce allo scopo di rendere possibile a vari soggetti l’accesso ad avanzate compe­tenze tecnologiche e strumenti innovativi fa­vorendo la trasformazione digitale dell’in­dustria.

Numerose iniziative di D.I.H. sono state già avviate in Italia, sponsorizzate da organismi pubblici.