Case senza mutuo, l’idea di una startup americana

Una nuova startup sostenuta da investitori di Los Angeles sostiene che permetterà agli americani di avere una casa senza richiedere un mutuo. Fleq verrà lanciata il prossimo mese a Pittsburgh e, invece di originare mutui, il suo piano è semplicemente quello di acquistare la casa che un acquirente desidera e rivenderla, a poco a poco, in azioni. L’acquirente può scegliere il periodo di tempo che desidera pagare per la casa. “Non pensavamo che [i mutui] fossero l’approccio giusto ed equo alla proprietà della casa, e non pensavamo che risuonasse con Millennials e Gen Zers, che hanno visto i loro genitori spazzati via dalla crisi finanziaria”, ha detto il fondatore e CEO Todd Sherer, il cui background è nella finanza immobiliare.

L’innovazione di Fleq

Come funziona davvero? Fleq addebita l’affitto agli acquirenti di case. La società afferma che una volta che l’acquirente avrà pagato il 100% della casa, consegnerà il titolo, tagliando eventuali acconti sui mutui o i tassi di interesse al di fuori del processo. Ma se l’acquirente vuole spostarsi prima di pagare completamente la casa, dividerebbe semplicemente i profitti con Fleq in base a quanto della casa ha pagato.

“Spesso ci riferiamo ai mutui come uno strumento fuori da ogni logica”, ha detto Sherer. Fleq ha grandi progetti per il suo futuro, dicendo che intende essere un’opzione di finanziamento nazionale entro il 2021.

I dubbi sullo strumento scelto

Ma molte domande rimangono senza risposta. Quanto di premio Fleq addebiterà per l’affitto? Quale sarà il profilo di rischio dei suoi acquirenti? La società ha sopravvalutato la domanda dei Millennials di una soluzione ipotecaria alternativa? “Un mutuo, sebbene per lo più onnipresente, non è più il modo migliore per acquistare una casa”, ha detto Sherer.

Una cosa è certa: dalle startup ai giganti dei mutui, molti nel settore stanno rivoluzionando il modo in cui approcciare a questo settore. Pensare fuori dagli schemi non è più abbastanza buono, molte aziende stanno adottando un approccio completamente nuovo. Il premio Tech100 di HousingWire riconosce le aziende che fanno proprio questo. E quest’anno, per la prima volta in assoluto, sono state riconosciute 100 società immobiliari e 100 società di mutui. Il premio riconosce le aziende tecnologiche più innovative al servizio delle industrie ipotecarie e immobiliari.

Perché il core team è fondamentale per una startup

Un business non è niente senza le persone che lavorano dietro le quinte. Mentre l’imprenditore può avere grandi sogni è la squadra che può realizzare gli obiettivi. Assumere le persone giuste è quindi estremamente importante per qualsiasi azienda, e ancora di più per una startup, poiché è la squadra che svolge un ruolo chiave nella comprensione e nell’esecuzione della visione del fondatore. Non si può realizzare la visione dell’azienda senza la squadra, poiché alla fine gli stessi puntano ad ottenerla dividendola in obiettivi di squadra brevi e assicurando che gli obiettivi vengano raggiunti. Viene svolto così un ruolo cruciale nel trasformare la visione in realtà. Poiché la maggior parte delle start-up deve affrontare la sfida di risorse e tempo limitati, i membri del team dovrebbero essere aperti al multitasking.

La cultura di un’organizzazione è una combinazione della personalità, delle credenze e dei valori naturali della squadra fondatrice, incluso l’imprenditore. Pertanto la cultura di ogni startup è fortemente influenzata dai valori e dalle convinzioni del core team. Assumono il ruolo di catalizzatori vitali nella propagazione dei valori che l’azienda rappresenta. È importante valutare l'”adattamento culturale” dei membri del team  prima che vengano assunti per garantire che propaghino i valori che si stanno sostenendo ed evitare conflitti o disaccordi in una fase successiva.

Completare le abilità e le competenze

La giusta composizione porterà sinergie integrando le reciproche abilità e competenze. C’è bisogno di persone in grado di comprendere e gestire efficacemente diverse sfaccettature di un’azienda e che ciò è possibile solo quando si dispone di persone con competenze diverse, ma in grado di lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi più grandi della startup. Infatti, è importante avere diversità nelle filosofie e nei talenti per impollinare e mantenere un buon equilibrio nella startup. Del resto i finanziatori puntano ad aziende che abbiano un core team in grado di gestire le condizioni del mercato e far emergere nuove opportunità e sfide.  Un solido team che ha il potenziale per adattarsi ai cambiamenti e dare l’avvio e il vantaggio sul mercato. È davvero il team che determina il destino di una startup e anche l’idea migliore fallirà in assenza di una squadra con le giuste capacità per eseguirlo.

Il core team per affrontare le battute d’arresto

Tutte le startup ad un certo punto affrontano battute d’arresto inaspettate, siano esse legate allo sviluppo del prodotto, a ritardi nei finanziamenti o a una stretta di liquidità. Questo è il momento in cui il core team viene in soccorso. Una buona squadra accompagnerà l’imprenditore durante i tempi di prova e fungerà da ancoraggio per far rimanere a galla la nave. Nessuna idea può essere più grande della squadra che la esegue, poiché senza la squadra rimarrà solo un’idea e non prenderà una forma più ampia. Pertanto, una grande squadra è davvero l’ingrediente più grande per il successo. È il pilastro su cui è costruita una startup.

Quattro lezioni da imprenditore per la propria startup

Da esperto di marketing a creatore di un sito in grado di costruire un business di grande successo. Evan Britton è tra i massimi esponenti imprenditoriali del mondo e ha condiviso i suoi consigli per focalizzarsi, cercando di sviluppare nuove tecnologie per costruire un business di successo.

Cavalca la nuova frontiera

Il successo di Britton dipende dalla decisione che ha preso all’università di muoversi e svilupparsi con una nuova idea. “Ricordo di essere stato affascinato dal fatto di poter pubblicare contenuti sul Web”, ricorda. “Era una nuova frontiera che stava accadendo proprio quando stavo iniziando a pensare alla mia carriera. Ciò che mi ha davvero affascinato è che pubblichi qualcosa ed è accessibile ovunque. Stavo pensando che questo era un nuovo modo di mettere su media o contenuti. Trent’anni fa, come saresti in grado di farlo? Era un oceano facile e accessibile proprio quando ero a quel punto”.

Assumendosi il rischio di utilizzare una nuova risorsa, Britton è stata in grado di iniziare a costruire un’attività anticipando la concorrenza.

Puntare sulla nicchia

La ncchia è davvero la strada da percorrere. Rendendoti l’esperto principale nel tuo campo, sei in grado di costruirti come persona, sito o azienda di riferimento. Britton apprese che la nicchia gli aveva permesso di iniziare ad avere un impatto positivo: “Circa otto anni fa, avevo una società in cui possedevo una rete di sette o otto siti Web e niente si muoveva, niente cresceva”, spiega. “Tanto lavoro per tenere a galla tutto e mi ha insegnato a concentrarmi. Per avere davvero successo sul web, considerando che c’è una barriera così bassa all’ingresso, è davvero bello avere una nicchia davvero fantastica. Tutto era stabile, ma non avevo alcun impatto”.

Conosci la tua visione

La decisione di Britton di concentrarsi sui Famous Birthdays quasi esclusivamente è la ragione del suo successo oggi e incoraggia gli imprenditori a concentrarsi su un’area e poterne discutere apertamente. “Essere in grado di articolare coerentemente la tua visione e concentrarti su di essa”, afferma Britton. “Resistete all’impulso di assumere di più al di fuori di quella visione. Ci saranno cose che sono una buona idea e le persone chiederanno perché non lo stai facendo, ma se non si adatta alla visione, devi dire di no. Una volta che gli imprenditori iniziano ad avere successo, diventa ancora più difficile mantenere quella visione. Ci vuole molta disciplina per concentrarsi”.

Consuma la tua passione

Come imprenditore, è indispensabile trascorrere il tempo ad imparare il più possibile. Se non riesci a trovare gioia nel tuo lavoro, semplicemente non ha senso. “Quando faccio jogging, ascolto un podcast sui media digitali”, dichiara Britton. “In sostanza sto lavorando in quel momento, ma mi diverto”. Se non riesci a sopportare il pensiero di consumare contenuti relativi alla tua carriera fuori dal lavoro, non sei nella giusta dimensione

Cosa fare per preparare la tua startup al 5G

È arrivata l’era del 5G e la tecnologia è pronta ad offrire enormi opportunità, soprattutto per le startup. Le organizzazioni su larga scala con centinaia o migliaia di terminali hanno dovuto investire ingenti risorse in sofisticate tecnologie di rete per supportare le loro esigenze di rete. Ora tutto questo è eliminato grazie al 5G che permette di gestire un milione di dispositivi in ​​un chilometro quadrato.

5g

Lo sviluppo della tecnologia 5G è simile all’invenzione del motore a combustione interna. Cambia le regole del gioco e il massiccio calo della latenza e l’aumento della larghezza di banda renderanno possibili nuovi modelli di business. Più elaborazione avverrà sul cloud anziché a livello di dispositivo, riducendo in modo esponenziale i costi di software e hardware. Il 5G renderà più semplice la creazione di una massiccia rete di dispositivi connessi all’IoT.

L’opportunità per le società di telecomunicazioni di sfruttare il mercato del 5G è ovvia e si stanno muovendo rapidamente per estendere le loro reti e preparare il personale a cambiare. Il 5G non scuoterà semplicemente il mercato dei consumatori. I dispositivi intelligenti e la tecnologia dei sensori hanno applicazioni industriali importantissime. Le start-up devono prepararsi se vogliono sfruttare appieno i vantaggi della rivoluzione del 5G e devono iniziare ora. Ecco tre suggerimenti su come iniziare.

Sviluppare il 5G nella cultura aziendale

Undici milioni di persone useranno gli smartphone 5G in tutto il mondo entro la fine del 2019, secondo una ricerca una cifra che dovrebbe raggiungere i 627 milioni entro il 2022. Si tratta di un aumento di 57 volte nell’arco di tre anni e la vertiginosa velocità del cambiamento significa che i dipendenti avranno bisogno di un solido supporto per adattarsi.

Schemi di formazione e strategie di comunicazione chiare sono fondamentali per coinvolgere tutti. I leader aziendali non possono presumere che tutti capiranno cosa significa 5G per l’azienda. Devono rendere l’innovazione parte della cultura aziendale per garantire che tutti acquistino.

Porta tutti sulla stessa pagina

Ogni aspetto di un’azienda sarà influenzato dal 5G. Molte parti mobili dovranno essere coordinate, e i vecchi sistemi di gestione e i modi di fare le cose potrebbero dover essere abbandonati per rendere le aziende più agili. Audi ha già iniziato a lavorare su una nuova filosofia usando il Wi-Fi per collegare i robot sulla sua catena di montaggio. Ha anche iniziato a testare il 5G e si aspetta di implementarlo nelle sue operazioni tedesche negli anni a venire.

Anche le aziende di altri settori possono imparare da questo esempio. Dovrebbero impostare i processi che consentiranno loro di avere successo con la tecnologia 5G e assicurarsi che ogni reparto si adatti in risposta.

Aprire nuovi canali per il supporto dei dipendenti

Secondo una ricerca, la domanda di manodopera specializzata in tutto il mondo dovrebbe superare l’offerta entro il mese rispetto a 85,2 milioni di persone entro il 2030. I dirigenti d’azienda devono supportare i propri dipendenti per assicurarsi che non subiscano le conseguenze di tale carenza. Ci sarà sempre una curva di apprendimento per i dipendenti che si adegueranno alle nuove tecnologie e ai processi aziendali.

Il supporto strutturato prima, durante e dopo il cambiamento garantirà ai dipendenti di rimanere motivati dal debutto della tecnologia 5G. La formazione è una parte del cambiamento, ma i dipendenti devono sentirsi collaboratori, non studenti. Hanno bisogno di opportunità per dare feedback e aiutare a modellare il processo.

I fondatori di startup sono psicologicamente diversi dagli altri

Ci vuole un certo tipo di persona per creare una startup. Non tutti possono sostenere l’imprevedibilità del reddito, il rischio finanziario derivante dalla creazione di un’azienda e la responsabilità di assumere dipendenti con un futuro incerto. Tranne il fatto che nessuno ha davvero una buona idea del tipo di persona che serve per fare un imprenditore. Queste sono le parole di William Kerr, professore alla Harvard Business School. “Per molto tempo, abbiamo potuto studiare gli imprenditori solo attraverso esempi come quelli di Steve Jobs o Andrew Carnegie. In realtà non disponevamo di dati sistematici che ci permettessero di capire chi fossero”.

L’analisi sui fondatori di startup

Lo studioso ha avuto l’opportunità di analizzare una vasta gamma di imprenditori attraverso domande sui loro atteggiamenti e sulla loro personalità. “Questo ci consente di creare un set di dati molto ampio”, afferma Kerr, “facendo progressi nel collegare [determinate] occupazioni a diversi tipi di tratti della personalità”. Kerr ha pubblicato questi risultati sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences. Le scoperte più potenti si collegano a ciò che è stato a lungo sospettato ma davvero difficile da definire: gli atteggiamenti che gli imprenditori hanno nei confronti del rischio. Una delle credenze di base è che gli imprenditori devono essere più disposti ad affrontare l’incertezza rispetto ai dipendenti. Per capirlo è stato chiesto se volessero raccogliere una carta regalo Amazon da cinque dollari o partecipare a una lotteria per un premio di 2000 dollari.

Circa il 55% dei dipendenti di base ha partecipato alla lotteria e oltre il 70% degli imprenditori ha partecipato alla lotteria. In termini generali, gli imprenditori avevano dal 20% al 40% in più di probabilità di auto-denunciare una maggiore tolleranza al rischio o di impegnarsi in queste piccole scommesse relative ai dipendenti dell’azienda. Gli imprenditori erano piuttosto diversi dalle altre persone in un’altra misura. Sentivano di controllare i risultati nella loro vita e più in grado di fornire determinati risultati in misura maggiore. Le forze di mercato o il clima aziendale modellano i risultati più di quanto le persone credano di averlo fatto. Questo suggerisce che le persone che hanno queste convinzioni, fondate correttamente o meno, sono più disposte a mettersi in proprio, creare un’attività per seguire i propri sogni e credere di poter battere i loro concorrenti in qualunque area di mercato in cui entrano.

 

Ridurre il rischio

“Ho lavorato con molti imprenditori che escono dalla Harvard Business School e ho visto che sono disposti a tollerare i rischi. Ma fanno anche tutto il possibile per ridurre il rischio il più rapidamente possibile. A loro non piace il rischio. Non sono giocatori d’azzardo, ma sono in grado di operare in un ambiente incerto. Non credo che esista un solo tipo imprenditoriale. Gli imprenditori iniziano le loro attività per una serie di motivi. Ne hai alcuni ad esempio che hanno iniziato la loro attività dopo che i loro figli hanno lasciato la loro casa”.

Il progetto WAMI per donare acqua potabile e la novità WAMI Bottles

Simbiosity è da sempre attenta a startup innovative e in grado di offrire qualcosa di diverso al settore e alla comunità. Negli ultimi mesi abbiamo conosciuto la bella realtà di WAMI, un progetto nato nel 2016 da un’idea di Giacomo Stefanini e grazie al coraggio di alcuni amici. La missione è quella di donare acqua potabile a chi ne ha bisogno. In pochi anni WAMI è riuscita ad imporsi sul mercato e ad attirare l’attenzione di aziende e investitori. La loro ultima idea sono le WAMI Bottles, scelte anche dal team di Simbiosity che ha accolto con grande entusiasmo questa iniziativa.

Il modello Buy One Give One

“WAMI è nata da un’idea di Giacomo Stefanini. Già ai tempi dell’Università, in Erasmus, gli è stato presentato il caso di un’azienda americana che applica il modello Buy One Give One. Si tratta di un modello di business per cui ad ogni acquisto corrisponde una cosa donata della stessa tipologia in un mercato in cui non ci sia accesso a quel prodotto. WAMI ha deciso di farlo con l’acqua dato che ci sono ancora 700 milioni di persone nel mondo che non hanno l’accesso all’acqua potabile.

L’azienda lavora così per trasformare il gesto quotidiano di bere in qualcosa di diverso e straordinario”. Queste le parole di Matteo Bonavitacola, marketing manager di WAMI che ci ha raccontato dei progetti ultimati dalla startup: “L’Etiopia ha ospitato il nostro primo progetto alla fine del 2016 e da allora ce ne sono stati altri 25 che hanno portato acqua potabile a moltissime persone. Siamo stati anche in Senegal, Tanzania e Kenya. Il prossimo paese sarà lo Sri Lanka perché abbiamo intenzione di intervenire anche al di fuori dell’Africa. È un progetto che può essere applicato dove c’è necessità”.

Matteo sottolinea come questo tipo di attività sia sostenuta nel corso del tempo: “Continuiamo a collaborare con le ONG che ci hanno supportato per la creazione di questi progetti, puntiamo a creare anche piccole aziende locali che si occupano della manutenzione dell’acquedotto o la raccolta delle bollette idriche per avere accesso all’acqua. Si tratta di un sistema che si autosostiene nel tempo ed è fatto per durare anni, costruzione di una rete idrica e mantenimento di essa”.

L’espansione e il progetto Wami Bottles

Sul fronte prettamente commerciale l’obiettivo della startup è quello di estendersi in tutta Italia: “Siamo ben presenti a Milano, Bologna, Firenze e Torino, ma il nostro intento è di essere presenti dove c’è necessità. Vogliamo ampliare la nostra attività in tutto il territorio nazionale”. Infine ci racconta delle WAMI Bottles, adottate anche dal team di Simbiosity: “Le WAMI Bottles puntano ad un duplice obiettivo: responsabilità ambientale e sociale. Il primo fa riferimento al concetto di plastic free da unire ad un gesto come quello compiuto da WAMI. Si tratta di uno dei prodotti preferiti dalle aziende che al momento dello switch all’acqua filtrata decidono di regalarle a clienti, collaboratori e partner. In questo modo sostengono un progetto idrico ad hoc. Le bottles sono la nostra maniera di essere due volte sostenibili”.

WAMI punta a creare un progetto ad hoc per ogni azienda interessata al loro servizio. Si tratta di una scelta in grado di soddisfare le necessità e permettere un’ampia personalizzazione. La prima richiesta è quella di ricalcare la brand identity e per questo segue passo dopo passo ogni azienda. Un servizio fondamentale che gestisce Camilla Tarantini, specializzata nei progetti corporate.

Il fattore tempo nel successo di una startup

La strada del successo per una startup è ricca di insidie. Ogni giorno può presentarsi davanti un ostacolo ritenuto insormontabile ma che in realtà può essere aggirato senza affanni. C’è però un elemento che in ogni aspetto incide. In positivo o in negativo, bisogna sempre considerare il tempo. Per lanciare la propria idea, per evolversi nel momento giusto, per analizzare la concorrenza. Il tempo la fa da padrone e per vincere la sfida è importante gestirlo a dovere. Analizziamo quindi tutte le sfumature che un fattore come il tempo può dettare a proprio piacimento. Per chi vuole lanciare una startup è necessario conoscere e non farsi prendere dal panico.

Non dare troppo peso al tempo

Il tempo infatti è uno dei fattori più complicati da affrontare quando si parla di startup. I fondatori non dovrebbero lasciare che i timori di non essere perfetti impediscano loro di lanciarsi. “Puoi pianificare e fare ricerche per sempre, ma la chiave è semplicemente andare là fuori, e poi ci saranno feedback e slancio naturali per portarti avanti” , ha detto a Business Insider Thomas Donohoe, fondatore di Level Agency . “Non devi essere perfetto per lanciare la tua startup”.

In effetti, se si lavora troppo a lungo sulla stessa idea, si potrebbe perdere tempo e creare qualcosa che non è proprio adatto ai clienti. Un altro aspetto che spesso frena il successo di un’idea è la mancanza di un obiettivo finale. Spesso si inizia con entusiasmo e ottimismo ma poi arriva la scottante realtà. Nelle fasi iniziali bisogna prendere tempo per pianificare visione, missione, valori e come il servizio sarà differenziato dal resto per creare attenzione ed efficacia

L’importanza della concorrenza

Conoscere la concorrenza è importante per il successo della startup. Anche se può sembrare strano, i concorrenti servono. Non troppi, ma il numero necessario per dare peso al mercato. Se non ce ne sono, la domanda sorge spontanea: il problema che sto cercando di risolvere è abbastanza diffuso da giustificare la creazione di un’azienda per risolverlo? Prestare attenzione al mercato è la chiave per non avere problemi.

In questo modo si può cambiare secondo necessità. “È importante rimanere obiettivi e leggere il mercato”, ha affermato Shama Hyber, fondatrice di Zen Media . “Non aver paura di rischiare se le cose non vanno come si sperava”. Si deve rispondere a ciò di cui il mercato ha bisogno piuttosto che a quello che si vuole dare. L’esempio classico è Youtube. Inizialmente la piattaforma doveva essere un sito di incontri. Alla fine i fondatori hanno capito che il mercato non voleva questo. Gli utenti volevano solo caricare e condividere video. Il resto è storia.

Simbiosity è l’advisor di Open Innovation che ha portato all’acquisizione di Design Group Italia da parte di Alkemy

Alkemy entra nel capitale di Design Group Italia con una partecipazione iniziale del 20%

Si è concluso il 16 luglio scorso l’accordo per l’acquisizione da parte di Alkemy di Design Group Italia, l’azienda italiana del design con più di 50 anni di attività a livello internazionale che ha conquistato prestigiosi premi grazie ai suoi prodotti più famosi come la Tratto Pen, il famoso packaging lilla del Pandoro Bauli, gli spazzolini di Mentadent e i prodotti a marchio Chicco.

 

Simbiosity è l’advisor di Open Innovation che ha affiancato Alkemy in questa operazione di M&A.
Simbiosity è l’azienda italiana di riferimento per la realizzazione del best fit tra le esigenze di innovazione delle imprese e le opportunità più idonee sul mercato.

Operando in collaborazione con Alkemy nell’individuazione dell’azienda target in Design Group Italia (DGI), Simbiosity ha lavorato a stretto contatto con entrambe le Società per rendere fertili le fasi di incontro, dare continuità e qualità alle attività di follow-up e a superare più agilmente le sfide e le complessità che naturalmente si presentano in questi percorsi di avvicinamento.

 

Alkemy, società specializzata nell’innovazione del modello di business di grandi e medie aziende e quotata dal 5 dicembre 2017 sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (ticker: ALK), entra nel capitale di Design Group Italia con una partecipazione iniziale del 20% per arrivare all’acquisizione del 100% del capitale sociale di DGI entro il 2023.

Un’operazione di M&A da completarsi in quattro anni La valutazione attuale di DGI è pari a circa 5,2 milioni di euro. Dopo questa prima fase, che vede Alkemy entrare nel capitale di Design Group Italia con una partecipazione del 20% pari a circa 1 milione di euro, nel 2021 sarà acquisita un’ulteriore quota del 31%. Il percorso di aggregazione si concluderà poi nel 2023 con la transazione del restante

L’operazione prevede una partecipazione iniziale del 20% alla data odierna per arrivare, nell’arco di 4 anni, all’acquisizione del 100% del capitale sociale di DGI, così come definito:
un’addizionale 31% nel 2021 e il restante 49% nel 2023.

DGI è stata fondata nel 1968 da Marco del Corno come branding design studio dedicato al mercato di massa e al design di oggetti di uso quotidiano. La storia di DGI si interseca con quella del design italiano: la Tratto Pen – ad esempio – non è soltanto un Compasso D’oro, ma anche uno strumento fondamentale per una generazione di illustratori. Tra i prodotti più noti, l’esclusiva scatola lilla di cartone marchio del Pandoro Bauli, gli spazzolini di Mentadent e i prodotti a marchio Chicco. Oggi DGI è gestita dai soci Edgardo Angelini (Managing Director), Sigurdur Thorsteinsson (Chief Design Officer) e Peter James (Newbould Chief Innovation Officer) – che l’hanno  progressivamente condotta ad essere una moderna strategic innovation & design consultancy con oltre 60% del fatturato proveniente
dall’estero principalmente dal mercato nord EU e US.

DGI – forte di un team di 75 professionisti che rappresentano 16 nazionalità – lavora in diversi settori in tutto il mondo che vanno dal digital health ai prodotti di largo consumo, dai resorts internazionali di lusso, alla Internet of Things. I clienti comprendono aziende globali Fortune 500 (ABB, PepsiCo, Unilever, Panasonic, 3M, etc.), grandi aziende italiane (Enel, Generali, Barilla, Bialetti, etc.) come anche start-up basate in Silicon Valley e grandi organizzazioni no-profit come Unicef.

DGI è stata negli anni insignita di numerosi premi e riconoscimenti per i progetti seguiti, tra cui Compasso d’oro, Adi Design Index, Red Dot Award, Good Design Awards, IF Award.

“L’acquisizione di DGI ha un tenore fortemente strategico, e fa parte del piano di Alkemy di attivare i processi d’innovazione e cambiamento delle aziende clienti, attraverso tutti i canali d’interazione fisici e digitali e attraverso tutti gli elementi d’offerta, siano essi servizi o prodotti fisici”, commenta Duccio Vitali, Chief Executive Officer di Alkemy S.p.A..
“L’esperienza sviluppata da DGI nel realizzare soluzioni di progettazione strategica che combinano il design thinking con la gestione del progetto su misura per le esigenze di ogni cliente, insieme all’approccio multidisciplinare che caratterizza entrambe le nostre realtà, si integra perfettamente con la cultura di Alkemy: per entrambi, al centro di tutto, vi è la capacità unica di comprendere persone, aziende, problemi e situazioni, portando a creare soluzioni innovative e di reale cambiamento per affrontare sfide sempre più complesse.”

“DGI ha una lunga esperienza nella creazione di innovazione nell’ambito di prodotti e servizi che coniugano bellezza, efficacia e utilità per le persone” commenta Sigurdur Thorsteinsson, Chief Design Officer di DGI. “Abbiamo adottato il design thinking come metodo di lavoro da oltre 15anni, e abbiamo evoluto il metodo, trasformandolo da strumento di progetto a un approccio completo: design understanding, thinking e doing con cui accompagniamo i nostri clienti in questa fase di grandi trasformazioni tecnologiche, esplorando il giusto equilibrio tra mondo fisico e digitale. Vogliamo che la persona resti al centro di ogni nostro prodotto, servizio e spazio. Alkemy ha avuto la forza di aggregare competenze in ambiti che sino a ieri sono stati tra loro distinti. Insieme, Alkemy e DGI gettano un ponte tra AI, Big Data, design di prodotto e spazi, design ethics, e molto altro. Questi ponti, questa unicità tra tecnologia e umanesimo, sono indispensabili per garantire il successo – attuale e futuro – dei prodotti e servizi che sviluppiamo per i nostri clienti.”

L’iniziale 20% del capitale sociale di DGI sarà acquistato in base ad una valorizzazione complessiva della Società pari a 7x l’Ebitda adjusted1 2018 ed il pagamento del corrispettivo, pari a circa 1 milione di Euro sarà effettuato per cassa. Il valore complessivo
dell’operazione (Equity Value) è stimato in circa 5,2 milioni di Euro.

“L’operazione di acquisizione di DGI rappresenta la prima operazione straordinaria a leva per Alkemy, avendo utilizzato tutti i proventi dell’IPO – effettuato nel dicembre 2017 – in operazioni di M&A. L’operazione sarà effettuata con il supporto di Intesa Sanpaolo, tramite Mediocredito Italiano”, commenta Alessandro Mattiacci, Chairman di Alkemy S.p.A. e responsabile Corporate Development, “L’acquisizione in oggetto risponde alle linee guida di Alkemy in materia di crescita per linee esterne: è, infatti, un’operazione complessivamente controdiluitiva, in più tranche, ma soprattutto è un deal transformational, nel senso che proietta Alkemy oltre i confini del digital ridefinendo, come è stato nel 2012, un nuovo spazio competitivo entro cui operare e continuare il progetto di
crescita”.

La gestione ordinaria rimarrà responsabilità dei soci di DGI, prevedendo per Alkemy un potere di veto su temi di natura straordinaria a partire dal primo closing. Alkemy è stata assistita nell’operazione dall’Avv. Mara Luisa Sartori dello Studio legale e tributario Cornelli Gabelli e Associati, mentre DGI è stata assistita dall’Avv. Paolo Grandi e dall’Avv. Paola Iacovino dello Studio R&P Legal e dal dottor Stafano Siglienti di Vintage Capital S.r.l..

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Nata nel 2012 per iniziativa di un gruppo di imprenditori con significative esperienze pregresse nel mondo della consulenza aziendale, della comunicazione e dell’innovazione tecnologica in realtà internazionali di primario standing, Alkemy opera per migliorare la posizione di mercato e la competitività delle grandi e medie aziende – innovandone e trasformandone il modello di business coerentemente con l’evoluzione delle tecnologie e dei nuovi comportamenti dei consumatori. La società integra nella sua offerta competenze nelle aree di
strategia, e-commerce, comunicazione, performance, tecnologia, data analytics e gestisce progetti completi di trasformazione digitale che coprono l’intera catena del valore, dalla strategia all’implementazione.

I passi in avanti delle startup dedicate all’intelligenza artificiale

Con l’intelligenza artificiale alla conquista di qualsiasi settore, il mondo potrebbe cambiare radicalmente. Le implicazioni dell’intelligenza artificiale sono senza dubbio immense, poiché probabilmente influenzerebbe quasi tutti i settori del mondo, rimodellando aziende e posti di lavoro. Il famoso fisico Stephen Hawking era spesso citato per essere un accanito critico dell’intelligenza artificiale. Temeva la capacità distruttiva che potrebbe derivare dal dare ai computer un’intelligenza uguale o addirittura superiore a quella di un essere umano. Tuttavia, come riportato da CNBC nel 2017, Hawking riteneva che le proposte legislative nell’Unione europea fossero sufficienti per regolare l’intelligenza artificiale.

Le scelte dell’Unione Europea

Dopo un anno i membri dell’UE hanno concordato che verranno investiti circa 20 miliardi di euro nel settore dell’intelligenza artificiale. I membri si erano precedentemente incontrati con la Svizzera e la Norvegia al fine di discutere di potenziali collaborazioni che “garantiranno che l’Europa ottenga i benefici dell’IA per i cittadini e le imprese e competa a livello globale, salvaguardando la fiducia e rispettando i valori etici”, come Mariya Gabriel, commissario europeo per l’economia e la società digitale, ha dichiarato in un comunicato stampa.

Un altro affascinante approccio dell’UE può essere trovato in una nuova piattaforma “AI-on-demand”, che dovrebbe essere lanciata presto. Nel cosiddetto progetto AI4EU , 79 istituzioni partner, come SAP e Allianz, e 21 nazioni europee stanno cercando di “mobilitare l’intera comunità europea dell’intelligenza artificiale” al fine di garantire la crescita economica futura. L’iniziativa ha selezionato cinque aree di ricerca incentrate sull’uomo in cui si prevede di condurre otto esperimenti pilota. I settori di attività degli esperimenti includono anche sanità, media e agricoltura.

Il boom delle startup

Con così tanti occhi rivolti al settore dell’intelligenza artificiale, non è una grande sorpresa che le startup dell’IA siano in pieno boom proprio ora. Il rapporto dell’indice AI 2018 , pubblicato da ricercatori di istituzioni come il MIT, l’Università di Harvard e Stanford, rivela che da gennaio 2015 a gennaio 2018 il numero di startup AI è aumentato quasi il doppio rispetto a tutti gli altri settori. Ancora più interessante, il finanziamento del capitale di rischio per le startup dell’IA è aumentato di oltre quattro volte nel 2013 e nel 2017, il che lo ha trasformato in uno dei settori in più rapida crescita al mondo. Holidu, una startup di tecnologia di viaggio con sede a Monaco, ha avuto la preziosa opportunità di sperimentare l’immenso potenziale di crescita connesso all’intelligenza artificiale.

L’esempio di Holidu

La società finanziata da VC utilizza una tecnologia di riconoscimento delle immagini basata sull’intelligenza artificiale. Rileva elenchi duplicati di case vacanze in centinaia di siti Web di viaggi. Consente così ai propri utenti di navigare in tutti i noleggi unici e prenotare al prezzo più basso. Michael Siebers, co-fondatore e CTO di Holidu, ha dichiarato che “solo l’intelligenza artificiale ci consente di generare una panoramica del mercato trasparente e fornire raccomandazioni individuali su larga scala”. Dalla sua fondazione nel 2014, Holidu è stata in grado di espandere i propri affari in 21 paesi e ora impiega oltre 150 persone provenienti da tutto il mondo. Inizialmente finanziato da una sovvenzione governativa per aziende innovative, Holidu può essere visto come un ottimo esempio della strategia di intelligenza artificiale della Germania.

Con un numero crescente di startup nello spazio AI, le acquisizioni annuali sono aumentate di oltre il 500 percento tra il 2013 e il 2017. Sembra che Google stia chiaramente guidando la corsa con oltre 29 startup acquisite e circa 4 miliardi di dollari spesi dal 2006 all’inizio del 2018. Però nessuna singola azienda che è di proprietà dei maggiori investitori nel settore dell’IA ha sede principalmente in Europa. Resta da vedere se gli investimenti dell’UE aiuteranno ad avvicinarsi agli Stati Uniti.

Sei motivi di fallimento per le startup e come evitarli

Alcuni studi hanno stimato che le startup hanno un tasso di fallimento del 50-70%. Tante le ragioni che determinano questo, anche perché non esiste una formula magica per garantire il successo. In genere essere consapevoli delle sfide più comuni può dare un vantaggio, ma in realtà ci sono ben sei motivi che in genere portano alla chiusura delle startup. Affrontare gli ostacoli fa parte dell’essere un imprenditore e non importa in quale settore ci si trova. Ecco perché sapere quali sfide si devono affrontare può aiutare a preparare ad eventuali o potenziali rischi.

Soldi

Potrebbe sembrare un gioco da ragazzi, ma capire le finanze della gestione di un’impresa è fondamentale per il successo di una startup. Autofinanziata, finanziata da fondi azionari o finanziata con debito, la situazione finanziaria deve essere monitorata per pianificare in anticipo: puntare su ricerca e sviluppo; distribuire e commercializzare prodotti, servizi o software; permettersi le spese generali; pagare i dipendenti. Se non si ha una solida conoscenza del bilancio, del conto economico e del flusso di cassa, è il momento di fare un corso intensivo o trovare un mentore. Le startup sono spesso “leggere” nelle fasi iniziali per necessità; tuttavia, man mano che le opzioni di finanziamento e le entrate aumentano, i fondatori perdono facilmente di vista dove vengono spesi i soldi.

Validità dell’idea

Avere una grande idea non è sufficiente per avviare un’impresa. Prima di perdere tempo e denaro per un’azienda, bisogna rispondere ad alcune domande: quest’idea sta risolvendo un problema? C’è un mercato per questo prodotto? L’idea è finanziariamente valida? Per avere le idee chiare bisogna fare ricerche di mercato per vedere se il prodotto o servizio allevia un punto dolente e confermare se esiste un mercato disposto a pagare per quella soluzione. Un primo passo di base è far conoscere l’idea per una nuova prospettiva. In questo modo si possono capire i punti forti e le carenze e usare queste informazione per migliorare. A volte alcune startup testano l’idea attraverso una landing page, annunci di Facebook o prevendite prima ancora di creare un prodotto. Se c’è abbastanza interesse, ci si attiva per renderla realtà.

Acquisizione del cliente

Nessun cliente significa nessun business. È molto semplice. Non importa quanto sia buono il prodotto, per venderlo bisogna essere proattivi. Acquisire clienti è costoso, quindi bisogna avere un’idea chiara di quanto costerà e come fare per averli. Lavora con il costo di acquisizione di un cliente (CAC) e il lifetime value di un cliente (LTV). Secondo David Skok di For Entrepreneurs , gli imprenditori spesso si rendono conto che il loro modello di business potrebbe non funzionare perché il loro CAC è maggiore di LTV. Bisogna trascorrere del tempo per capirlo, così si sa esattamente a cosa ci si sta dedicando. Una volta fatto, ci si deve assicurare di fornire un servizio eccellente. Ascoltare ciò che i clienti vogliono e adattarsi alle loro esigenze.

Leadership

La maggior parte delle startup inizia con poche persone che lavorano insieme e che hanno le mani in tutti gli aspetti del business. Si lavora in un’organizzazione piatta, quindi la gestione non è una grande preoccupazione. Con il tempo però è necessario assumere più dipendenti: è qui che una leadership forte diventa indispensabile per la costruzione di un’azienda. Le aziende non sono costruite solo sui leader, il leader giusto può avere un impatto fondamentale sui dipendenti e sul successo di un’azienda. Bisogna avere le capacità di leadership, diventare o essere un manager consapevole oppure trovare anche un mentore.

Marketing

È necessario disporre di un piano solido e allocare risorse per commercializzare il prodotto o servizio. L’effetto del marketing sui ricavi non è diretto come quello delle vendite, il che significa che il suo valore può essere più difficile da pubblicare. Un motivo per cui l’avvio spesso fallisce è dovuto alla mancanza di marketing, alla scarsa strategia e al mancato rispetto del budget di marketing. Cosa fare? Non bisogna essere avari: mettere da parte i soldi per il marketing e le vendite. Qual è il modo migliore per commercializzare il prodotto? Per ottenere il massimo ritorno sull’investimento e utilizzare in modo efficiente il budget, è meglio assumere un esperto: qualcuno che comprenda il settore, gli strumenti e i dati. Con la persona giusta, saranno soldi ben spesi.

Team

Il successo di una startup dipende molto dal team che si costruisce. Le persone sono la forza vitale della compagnia, quindi rappresenta una priorità. Bisogna capire quali ruoli è necessario colmare e dare una linea ben precisa. I team trascorrono tanto tempo insieme nelle prime fasi di una startup, quindi l’allineamento tra i dipendenti può aiutare a guidare l’innovazione, stimolare l’impegno e creare un ambiente favorevole al successo. Assumere è una delle più grandi sfide per ogni azienda, indipendentemente dalle dimensioni o anni di attività. Per una startup si può iniziare identificando i valori e alla cultura che si vogliono avere. Si deve essere chiari su quali competenze sono necessarie e assumere di conseguenza. Il tempismo gioca un ruolo importante per le startup; ottenere rapidamente le persone giuste può influire sul successo.