L’aspetto legale e contabile per una startup, intervista a Cristina Guelfi

Per una startup è sempre difficile confrontarsi con la grande impresa. Sono tanti gli aspetti da analizzare e sostenere nel passaggio decisivo che intercorre tra un progetto appena nato e l’approdo nel settore di riferimento. Ogni fase merita la giusta attenzione, in particolare dal punto di vista legale e contabile, per questo abbiamo deciso di analizzare ogni sfumatura di questo mondo con l’Avv. Cristina Guelfi dello Studio Legale Novelli & Guelfi. La sua grande esperienza in casi di Open Innovation che coinvolgono Startup e Università così come i rapporti tra startup e grande impresa ci ha permesso di fare una lunga chiacchierata e rispondere a numerosi dubbi e perplessità che affliggono gli startupper e le stesse imprese.

Università e startup, cosa c’è da sapere

Ciao Cristina, l’Open Innovation nell’ambito dei rapporti tra startup e università può essere una nuova frontiera per incentivare l’occupazione?

L’Open Innovation ha già registrato un buon bacino di potenzialità per creare nuovi posti di lavoro e nuova occupazione. Soprattutto nei confronti delle risorse più giovani nella fascia di età compresa dai 18 anni fino ai 35 anni. Stanno nascendo molti Poli tecnologici in Italia, come quello di Pavia che ha sostanzialmente realizzato una convenzione tra i dipartimenti delle facoltà di ingegneria con alcune realtà produttive del Pavese. Si tratta in genere di aziende e possibili investitori che lavorano nel campo della lavorazione dei metalli e che producono prodotti per l’estrazione e la lavorazione di qualsiasi tipo di metallo. Hanno creato una sorta di distretto con il quale collaboro in qualità di advisor.

La collaborazione con l’Università permette di sviluppare prodotti e studi scientifici attraverso tesi di dottorato e l’invio di prototipi alla Facoltà di Ingegneria. In un determinato momento però la necessità di produrre ulteriori trattamenti o avere macchinari più sofisticati, così gli studenti si recano in azienda testando quanto studiato scientificamente per creare un prodotto. Ovviamente tutto ciò deve essere gestito e calibrato dal punto di vista legale. Ad esempio a chi appartiene il know-how? Di chi è la proprietà del prodotto che si è sviluppato? Tutto ciò si tramuta nella possibilità da parte dell’azienda di proporre ad uno studente un contratto di tirocinio o di apprendistato professionalizzante. Se invece lo studente è ricercatore, può chiedere forme di contratto più stabili.

Com’è strutturato un contratto tipo e quali tutele legali sono previste nel rapporto contrattuale tra università e startup?

Il contratto di apprendistato da professionalizzante è quello più utilizzato tra giovani e azienda. Prevede tre anni di formazione retribuita con un minimo di versamento contribuito da parte del datore di lavoro. Al termine dei tre anni, l’azienda può decidere se assumere il lavoratore a tempo indeterminato con un livello di inquadramento previsto dal contratto collettivo applicato. Ci sono poi altre tipologie come i contratti a termine, infatti la nuova normativa ha permesso di allentare gli effetti stringenti del Decreto Dignità (che prevedeva la reintroduzione del meccanismo delle causali).

Con più flessibilità si sta nuovamente utilizzando questa tipologia di contratto. Da non sottovalutare anche il contratto a tempo indeterminato perché l’ultima Legge di Bilancio ha previsto sgravi contributivi per chi assume un giovane under 36. Tutto questo è rivolto ad un giovane che avvia attraverso università e azienda un progetto di sviluppo di ricerca che poi può anche prevedere un ingresso nel mondo del lavoro.

Rapporti legali tra startup e grande impresa

Per quanto riguarda invece i rapporti legali tra startup e la grande impresa, entriamo in un discorso diverso. La startup è di fatto una microimpresa che spesso ha un’idea che ha bisogno di essere sviluppata. Non avendo risorse e mezzi, può puntare a finanziamenti (soprattutto a livello comunitario) o cercare di dare in uso la propria idea ad un’azienda più grande. Quest’ultimo non ha tempo di progettare innovazioni e quindi potrebbe essere più vantaggioso (anche dal punto di vista economico) provare a creare una sinergia con una startup. Ovviamente ci possono essere dei problemi su come rendere equilibrato questo rapporto contrattuale, perché la grande impresa ha un peso maggiore. Tutto dipende da cosa vuole la startup, se cedere la propria idea e monetizzare o entrare nella governance della grande azienda.

Ci sono anche startup che hanno una piccola struttura con personale e contratti flessibili che operano in spazi di coworking. Come ipotesi può esserci anche la volontà di non essere comprati ma instaurare una partnership.

Il concetto di innovazione e i brevetti

In Italia la normativa sulla proprietà intellettuale è del 2005 e si basava sulla tutela di un bene materiale concreto, in caso di know-how invece si fa riferimento a beni immateriali (calcoli, elaborazioni di dati, codici). Il bene immateriale è stato disciplinato di recente così come la possibilità di brevettarlo. Invece il concetto di bene digitale non è ancora presente. Esiste un codice dell’informatica che disciplina questi aspetti ma rimanda alla disciplina civilistica. L’unica possibilità è brevettare l’idea presso le Camere di Commercio a livello nazionale oppure optare per una brevettazione a livello europeo.

Si tratta però di due procedure diverse che richiedono una serie di documentazione specifica (dalla descrizione del progetto ai disegni). Il problema è capire che per tutelare un bene immateriale bisogna individuare se tutto il know-how è innovativo. Magari è considerato innovativo se migliora un processo, ma non si tratta di vera e pura innovazione e non si può brevettare. Infatti l’innovazione sta nel creare qualcosa di nuovo e mai esistito prima. Si tratta di un problema importante per le startup.

La legge italiana segue le direttive dell’Unione Europea. In questo senso per il nostro Paese ci sono degli aspetti ancora da migliorare?

L’Italia non ha adottato tutte le direttive dell’UE. Lo Stato deve adottare un provvedimento interno per recepire la direttiva e quest’ultima non deve contrastare con le norme e i principi di diritto nazionale. I motivi per cui l’Italia è in ritardo è perché ha un codice della proprietà intellettuale ma non ha mai riconosciuto la stessa come una branca del diritto. Ad oggi è considerata solo appendice del diritto civile, non di vita propria. Ad esempio se un soggetto viene denunciato per aver violato un brevetto, si fa riferimento al Tribunale ordinario e si instaurerà un meccanismo di risarcimento del danno, tipico del diritto civile. Il dibattito è aperto per capire se la proprietà intellettuale è una materia a sé o una categoria del diritto civile.

I consigli per uno startupper e il mercato estero

Quali sono i consigli che ritiene opportuno dare a startupper? 

Bisogna avere in maniera chiara la propria idea e qual è l’obiettivo di quest’idea innovativa. Ovviamente bisogna avere anche un progetto ben preciso da poter vendere ad un terzo, successivamente trovare dei sistemi di finanziamento attraverso bandi, strumenti e canali. L’assistenza legale e contabile è fondamentale nella fase di nascita di una startup perché è il momento in cui si definisce l’identità e la struttura della società. Si determinata la composizione societaria, i soci, quali azioni possono avere e le responsabilità di natura civile e penale. Sono tutte considerazioni che spesso gli startupper non considerano o a cui danno poca importanza.

Come studio legale Novelli & Guelfi, nato nel 2017 a Milano, abbiamo come scopo quello di offrire un servizio di assistenza legale e contabile alle imprese. All’interno abbiamo avvocati, commercialisti, revisori legali ed esperti di mercati stranieri. Quest’ultimo aspetto è importante perché spesso una startup italiana, a seconda dei settori, può avere più beneficio ad investire in mercati diversi. Per comprendere l’ecosistema di un Paese europeo differente dall’Italia, abbiamo deciso di puntare su Spagna, Francia e Polonia per interfacciarci quotidianamente e avere un quadro chiaro della situazione.

Attraverso i nostri professionisti offriamo un servizio di consulenza nel diritto del lavoro, societario e della proprietà intellettuale. Da queste tre macro aree, essenziali per lavorare con le startup, lo studio Novelli & Guelfi ha creato un focus dedicato ai temi dell’innovazione al mondo delle startup e ha aperto un desk startup che prevede un servizio di analisi dell’idea e analisi della sostenibilità finanziaria a seconda del mercato. A questo affianchiamo un servizio di assistenza fiscale per garantire un supporto totale per comprendere la fattibilità dell’idea anche in mercati stranieri.

Quante startup si sono rivolte ai mercati esteri? C’è un mercato estero più privilegiato?

La Spagna è il Paese più apprezzato perché sono aumentate le startup dedicate ai processi di digitalizzazione nelle grandi catene di vendita di abbigliamento moda. Hanno cercato fin dall’inizio di studiare software per rivoluzionare il canale di vendita.

Lo Studio Novelli & Guelfi ha inoltre avviato il progetto “DIALOGARE CON LE STARTUP” in collaborazione con alcune realtà aziendali che operano nel settore hi-tech, farmaceutico e food. Un servizio specifico che valuta l’idea, analizza la sostenibilità finanziaria, la gestione analisi dei costi, eventuali finanziamenti e tutti gli aspetti di gestione di governance e accordi commerciali fino alla tutela del marchio e della stessa idea per valutare la brevettibilità. Un supporto a 360 gradi come avvenuto per una società nel settore farmaceutico che ha formalizzato il suo programma Open Innovation Drug Discovery rivolto alle università e aziende di ricerca.

Il programma consente l’utilizzo gratuito di una piattaforma informatica per la condivisione di informazioni sulla struttura molecolare di alcuni composti che hanno un interesse rilevante dal punto di vista scientifico. L’obiettivo è stato quello di condividere dati e informazioni nel campo della farmaceutica. Tutte le aziende che hanno aderito alla convenzione possono consultare la piattaforma open access per vedere le proprietà di determinati farmaci che una società ha determinato. Un modo per realizzare nuove idee ed eventualmente collaborazioni.

La cultura dell’Open Innovation attraverso le competizioni

Nonostante l’importante considerazione ottenuta negli ultimi anni, l’Open Innovation è un concetto ancora difficile da concretizzare nella propria organizzazione. La UC di Berkeley ha analizzato i processi lavorativi di numerose aziende catturando le difficoltà da parte delle stesse di comprendere tutte le sfide inerenti all’Open Innovation. Tra le domande più diffuse hanno elencano tre principali questioni che gran parte dei manager si pongono:

  • Quale strategia di Open Innovation è giusta per noi?
  • Come possiamo convincere l’organizzazione ad allontanarsi dalla mentalità del “non inventato qui” e ad abbracciare una cultura aperta?
  • Come possiamo rendere l’innovazione aperta reciprocamente vantaggiosa per noi e per i nostri stakeholder?

Il recente studio sulle migliori pratiche di APQC, Open Innovation: Enhancing Idea Generation Through Collaboration , esamina come le organizzazioni superano queste sfide; in particolare il modo in cui coinvolgono dipendenti, clienti e partner nel processo di innovazione aperta. British Telecommunications, Cisco Systems e Amway utilizzano eventi e concorsi per coinvolgere dipendenti e partner esterni (cioè fornitori e clienti) nei loro sforzi di Open Innovation. I concorsi e gli eventi sono particolarmente adatti perché includono elementi di gioco e competizione e un senso di proprietà d’uso per stabilire un processo di Open Innovation. Tuttavia, le organizzazioni dovrebbero aderire ad alcuni principi chiave per garantire che i loro sforzi abbiano successo.

Utilizzare l’esposizione al senior management e le opportunità di sviluppo della carriera per stimolare la partecipazione

Alla British Telecommunications (BT) , i team competono nella My Customer Challenge Cup, un concorso per sviluppare nuove idee. Il concorso ha quarti di finale, semifinali e un livello finale e man mano che le squadre passano attraverso ogni livello ottengono una maggiore visibilità all’interno dell’azienda. Inoltre, tutti i team che completano i loro progetti ricevono una sorta di certificazione che viene annotata nel profilo di ciascun membro del team nella directory interna di BT. I leader delle squadre vincenti sono spesso promossi all’interno dell’organizzazione.

La competizione annuale globale Launchpad di Cisco Systems è sia uno sforzo di sviluppo dei dipendenti che un mezzo per generare soluzioni innovative per i clienti. In quattro sedi globali, ai team interfunzionali di sei persone (composti da dipendenti ad alto potenziale di livello manager) viene assegnata una delle due sfide da risolvere in sei settimane. Ogni team lavora con un consulente Cisco interno e presenta la propria soluzione. La squadra vincente riceve sia un compenso per il suo impegno che le risorse per sviluppare la sua idea.

Le domande 

Amway organizza quello che chiama un evento 5×5, un concorso in cui i dipendenti presentano nuove idee per prodotti, tecnologie o sfide dei processi aziendali. Il concorso prende il nome dai requisiti di presentazione dell’idea. Ogni presentazione è limitata a cinque diapositive fornite in cinque minuti. Ciò costringe i relatori a concentrarsi sul business case e sul valore unico che l’idea fornirà.

Rafforzare il concetto che le buone idee possono venire da qualsiasi luogo

Le challenge di BT, eventi competitivi di tre giorni simili agli hackathon, riuniscono persone di unità aziendali e gruppi esterni (ovvero clienti, fornitori e partner) con un interesse per un particolare prodotto o servizio. Gli 80-90 partecipanti vengono suddivisi in team interdisciplinari e viene loro assegnato un prodotto o un problema di servizio specifico da risolvere. Alla fine di ogni giornata i team presentano le loro idee e i progressi compiuti a un gruppo di dirigenti senior dell’azienda che alla fine saranno i proprietari del prodotto o servizio e, quando possibile, ai clienti. Altre squadre partecipano alle presentazioni e sono incoraggiate a rubarsi idee a vicenda. Ciò rafforza l’esposizione a una gamma più ampia di idee e garantisce che l’idea vincente sia una combinazione delle migliori idee sviluppate durante tutta la competizione.

I concorsi e gli eventi sono un modo semplice per avviare l’Open Innovation e iniziare a costruire una cultura aperta all’interno di un’organizzazione. Aderendo a questi tre semplici principi, le organizzazioni possono creare un ambiente strutturato che coinvolgerà dipendenti e parti interessate e garantirà una gamma più ampia di idee per sfide aziendali, di prodotto o di servizio.

“Bridge to Exit – Accelera il tuo business”, le parole di quattro founder

Secondo appuntamento con Simbiosity e il live event “BRIDGE TO EXIT – Accelera il tuo business”, un’ora per raccontare da una parte le maggiori opportunità e i punti di attenzione negli incontri tra Startup e Corporate, dall’altra l’importanza dei POC che rappresentano il principale veicolo con cui Corporate e Startup iniziano una collaborazione. All’evento online hanno partecipato Filippo Zanetti, Managing Partner e Co-founder di Simbiosity, Christian Padovan, CEO e Founder di Wash Out, Daniele Davoli, CEO e Founder di Addiction, Enrico Ariotti, CEO e Founder di nCore ed Enrico Giannotti, Managing Director di Cedat 85. 

I founder e le loro esperienze con Simbiosity

L’evento ha permesso di ascoltare le esperienze dirette e i consigli dei 4 founder di startup. Daniele Davoli di Addiction ha raccontato la nascita della sua piattaforma pensata per il mondo HR per favorire l’engagement della popolazione aziendale: “Appena lanciato il sito, abbiamo ricevuto un contatto da Simbiosity che ci ha comunicato di essere stati “mappati”. In pratica avevano visto la presentazione della piattaforma e da lì è nata una bellissima esperienza, una partnership che ci sta facendo capire bene il mercato e gestire la complessità di affrontare grandi aziende”.

Enrico Giannotti di Cedat 85 ha evidenziato la lunga storia dell’azienda e la capacità di innovarsi “Nata 35 anni fa ha vissuto diverse trasformazioni. Inizialmente offriva servizi di verbalizzazione (trasformare registrazioni audio in testo) poi con l’arrivo della tecnologia abbiamo collaborato con IBM per i primi sistemi di riconoscimento vocale per la dettatura. Successivamente abbiamo ragionato su un discorso interno, cambiare pelle e diventare un’azienda che fornisce tecnologia. Con Simbiosity ci siamo conosciuti tramite una loro attività di scouting. Ci hanno messo alla prova e abbiamo voluto affrontare questa sfida. Insieme stiamo ampliando tutte le opportunità per portare valore e risolvano problemi”. 

L’ITS – Innovation Tracking System

Christian Padovan, fondatore Wash Out, ha raccontato l’incontro con Simbiosity e la crescita inarrestabile della sua startup. “Nasciamo come servizio di autolavaggio a domicilio. La nostra ambizione era innovare il mercato fermo da 50 anni attraverso i prodotti e la metodologia di prenotazione. Abbiamo lanciato un’applicazione esclusivamente per i consumatori ma ci siamo ritrovati ad essere leader nel mondo B2B. Simbiosity ha visto tutta la storia di Wash Out dall’inizio ad oggi, conclusa con il closing per l’acquisizione del 70% del pacchetto azionario in favore di Telepass”.

Enrico Ariotti, Founder di nCore, ha invece raccontato l’idea dietro la sua azienda: “Siamo una startup abbastanza giovane (circa 2 anni) e lavoriamo nel campo HR in un perimetro ben definito. nCore  automatizza le operazioni non-core che tipicamente occupano il 60% del tempo dei recruiter. L’incontro con Simbiosity è nato con una telefonata che ha portato poi ad una serie di incontri di approfondimento sul prodotto. Ci conoscevano, abbiamo letto un articolo del loro blog che parlava di noi ed è bastato poco per far scattare la scintilla

Simbiosity è specializzata in Innovation Scouting, per portare alle aziende le migliori soluzioni innovative. Il processo di scouting avviene attraverso un asset interno: ITS – Innovation Tracking System. ITS è un database che raccoglie attraverso 25 web scraper informazioni, estrae le parole chiave più rilevanti e le etichetta all’interno di parametri di innovazione definiti. Ad oggi mappa circa 20 mila aziende innovative. Filippo Zanetti ha poi spiegato la novità che riguarda Simbiosity: “La piattaforma ITS era di esclusivo utilizzo interno, da settembre invece c’è la possibilità di accedere come startup e azienda. Le startup possono fare un breve assessment che permette di ottimizzare le informanzioni presenti nel DB. Le aziende possono fare ricerche che consentono un matching puntuale con aziende innovative”.

L’importanza dei POC 

Il proof of concept è il testing pratico del prodotto che la startup vuole immettere sul mercato. I founder presenti hanno spiegato come muoversi con questo strumento. Enrico Ariotti di nCore sottolinea come sia importante nella scelta di un software perché i POC trasformano tutto ciò che viene messo su carta in fatti concreti: “Il nostro funnel di vendita nasce dalla demo e nel POC c’è una conversione davvero elevatissima. Si tratta di un elemento importante perché il cliente percepisce le funzionalità del prodotto e le testa”. 

Anche per Daniele Davoli dI Addiction i POC rappresentano uno strumento fondamentale di conversione: “Il problema è arrivare a fornire un POC. Ogni volta che arriva uno stakeholder o un responsabile di reparto, presento nei dettagli e con grande coinvolgimento il nostro prodotto. L’ufficio acquisti fa il suo lavoro e “gioca” con i preventivi. Chiudere un contratto può essere complesso, rappresenta la sfida di tutti. Non tanto i POC ma la presentazione mi sfibra ma permette di conoscere bene il nostro cliente e per aziende piccole conta davvero tanto. Un alleato come ITS by Simbiosity ci permette di semplificare tutto il processo e di ridurre i tempi. Rappresenta una potenza incredibile perché individua subito i soggetti interessati e ai quali rivolgersi”.

Il racconto di Enrico Giannotti di Cedat 85 si è concentrato sulla difficoltà di far capire il grado di innovazione in un contesto molto tradizionale: “Deve esserci un interlocutore predisposto a capire che stai portando un valore aggiunto e pronto a prendere dei rischi. Ci sono tante dinamiche che portano a cicli di vendita molto lunghi, come quello avvenuto per il Parlamento Europeo con una fase di presentazione, poi di proposta progettuale, tecnica ed economica (con POC gratuito) per dimostrare di poter gestire la scrittura e la traduzione di inglese, francese e tedesco. Il POC è stato un lavoro enorme che oggi guardo in modo positivo e divertente”.

L’approccio alla vendita e la crescita

Christian Padovan ha raccontato la sua esperienza dopo l’exit di Wash Out. Adesso l’azienda riceve molto più richieste d’informazioni in maniera autonoma: “La nostra crescita è associata a nomi importanti e realtà solide come Telepass ci fanno percepire dal mercato molto meglio. Un po’ come quanto accaduto con B-Heroes, una visibilità mediatica che ci ha portato ad essere più riconoscibili anche dai nostri clienti”. 

Tra gli argomenti affrontati anche la possibilità della nascita di nuovi concorrenti, un rischio possibile in contesti tecnologici. Bisogna essere pronti ed agili per rispondere alle novità. Enrico Giannotti sottolinea che è il motivo che spinge ad innovare: “Porta ad alzare l’asticella, a trovare un motivo per lavorare di più e fare in modo che ci sia sempre differenza. In tutto ciò la componente persone è fondamentale, non siamo un’azienda nata per sviluppare tecnologia, ma di servizi. I miei commerciali migliori sono quelli che si sono trovati con noi ad affrontare una sfida professionale in un nuovo contesto ”. Anche Christian Padovan sottolinea l’importanza delle persone, fondamentali per il valore dell’azienda. 

Addiction è più focalizzata nella creazione di partnership, un aspetto che Daniele Davoli ha analizzato: “I partner ti sfidano, ti propongono progetti ambiziosi. Si tratta della più grande ricchezza. La scelta del partner ti apre a livello commerciale ma deve essere anche strategica per capire chi ti aiuta a crescere. In questo momento viene meno la componente personale e così cerco di conoscere bene in profondità i partner. Oltre ai meeting operativi, prendetevi sempre dieci minuti in più per avvicinarvi, condividere con clienti e partner”. 

Enrico Ariotti, founder di nCore, amplifica il discorso della concorrenza: “Si combatte con la visione, perché in questo modo sei sempre un passo avanti agli altri. La visione arriva dalle persone, in particolare giovani, che ci sono in azienda, è questa la chiave per avere successo”.

Come le startup coreane aiutano per sconfiggere il Coronavirus

La Corea del Sud sta attirando sempre più l’attenzione per l’uso della tecnologia per combattere la diffusione di Covid-19. Nel complesso la risposta allo scoppio è stata rapida, efficace e basata sulla tecnologia. Le autorità competenti e le startup hanno avuto accesso a una vasta gamma di risorse informative per tracciare la diffusione del virus e sviluppare soluzioni per combatterlo. Anche le informazioni sui casi e i movimenti di persone infette sono state condivise con il pubblico attraverso un sito Web interattivo, Corona Map e app per smartphone.

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“La partecipazione del pubblico deve essere garantita attraverso l’apertura e la trasparenza”, ha detto ai giornalisti il ​​vice ministro della sanità Kim Gang-lip il 9 marzo. Ha aggiunto che il suo team si stava impegnando per “rispettare il pensiero creativo e utilizzare la tecnologia all’avanguardia per sviluppare maggiormente mezzi efficaci di risposta”. Le soluzioni high-tech e trasparenti della Corea del Sud hanno permesso al paese non solo di “appiattire la curva”, ma anche di farlo in un modo meno estremo e autoritario di quello che si può vedere altrove.

Tutti i test creati dalle startup

La Corea del Sud è un leader mondiale nei test per Covid-19. La nazione può ora testare fino a 20.000 persone al giorno, con un numero medio di 10.000. Numerosi comuni, tra cui Goyang, Incheon e Sejong, offrono pod di test “drive-through”, il primo paese al mondo a lanciarli. Da allora il metodo ha preso piede in Germania , negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Diverse startup sono intervenute anche per fermare l’epidemia. La società di diagnostica Seegene, con sede a Seoul, ha sviluppato un kit diagnostico per Covid-19 che riduce il tempo necessario per ottenere risultati da 24 ore a sole sei ore. L’azienda utilizza un sistema di produzione automatizzato basato sull’intelligenza artificiale per produrre test più rapidamente.

I suoi kit ora rappresentano circa l’80% dei test condotti nel paese. Seegene sta inoltre fornendo i suoi kit alla Germania e all’Italia e ha in programma di estendere la sua portata ad altri paesi. Un’altra startup, la società biotecnologica MiCo BioMed , ha sviluppato un sistema diagnostico molecolare rapido in grado di rilevare se un paziente è positivo in appena un’ora. La società aveva precedentemente sviluppato attrezzature per catturare i patogeni del bioterrorismo per la Coppa del Mondo U20 del 2017, le Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018 e altri eventi simili.

Il problema delle mascherine e le soluzioni trovate

Altre due startup biotecnologiche, Ahram Biosystems e Doknip Biopharm, si sono unite per produrre un dispositivo di scansione portatile a batteria in grado di identificare il virus in soli 30 minuti. La Corea del Sud è uno dei tanti paesi in tutto il mondo che hanno registrato una carenza di maschere mediche. Anche in questo caso le startup hanno discusso di strategie, tra cui l’invio di avvisi tramite l’onnipresente app di messaggistica della Corea del Sud (KakaoTalk), l’aggiunta di dati di maschere mediche sui servizi di mappe esistenti, la traccia di focolai locali di Covid-19 e la creazione di uno “sviluppo mash-up” utilizzando interfacce di programmazione di applicazioni pubbliche all’estero. Dimostrando il suo impegno per l’iniziativa, il governo ha già iniziato a rilasciare dati su maschere mediche vendute pubblicamente per gli sviluppatori da utilizzare nella creazione di servizi di mappatura delle maschere.

Boost Brothers, l’operatore dell’app di localizzazione e prenotazione ospedaliera DdocDoc, ha recentemente lanciato un servizio di mappatura che indica dove vengono vendute le maschere e quante scorte rimangono in tempo reale. La startup per il trattamento delle acque OhMyWater sta conducendo un progetto a sé stante: un servizio web per informare il pubblico su dove acquistare maschere mediche. Secondo la National Information Society Agency della Corea del Sud, 10 sviluppatori di servizi web e mobile hanno iniziato a offrire servizi relativi ai venditori di maschere mediche designati dallo Stato. Anche i principali portali di ricerca online del paese, Naver e Daum Kakao, forniranno informazioni sulle maschere.

Lo smart working e le lezioni scolastiche online

La Corea del Sud sta attualmente subendo il suo più grande esperimento di lavoro da casa. Anche le più grandi aziende della nazione, conosciute per la valutazione del tempo faccia a faccia, stanno promuovendo il lavoro a distanza. La maggior parte delle scuole e università è chiusa fino alla fine di marzo e il governo sta incoraggiando un contatto di persona minimo, anche al di fuori dei settori dell’occupazione e dell’istruzione. Il fornitore di software per il lavoro a distanza Rsupport offre alle startup e ad altre società l’uso gratuito della sua soluzione di riunione remota per aiutarli a superare la crisi.

Un’altra startup, Classum, sta fornendo il suo servizio di insegnamento online a scuole, istituti di istruzione e altri professionisti dell’apprendimento che soffrono di chiusure di scuole e lezioni cancellate. La società permette di fare domande, comunicazioni, note, feedback, sondaggi e qualsiasi altra cosa di cui si ha bisogno per condurre una lezione da impartire attraverso la piattaforma e le ottimizza per l’esperienza online.

Persone e partnership nell’innovazione aziendale

Innovazione aziendale. Molti approcci sono stati provati, molti hanno fallito. Per qualsiasi organizzazione, la necessità di innovare non è nuova, ma il rapido ritmo di cambiamento di oggi mette sotto pressione i meccanismi delle grandi imprese che sono stati tradizionalmente lenti ad evolversi. Che si tratti del laboratorio di innovazione, del programma di accelerazione di avvio o del metodo di fusioni e acquisizioni, molte iniziative di innovazione aziendale falliscono perché semplicemente non coinvolgono tutte le parti interessate. Anche perché l’innovazione aziendale deve attuare un cambiamento di mentalità, cultura e approccio a tutti i livelli dell’azienda.

Questa è la filosofia adottata da Paresh Modi, Group Head of Business Development and Innovation di Vodafone, che ha rapidamente capito che il successo o il fallimento dell’innovazione aziendale risiede nel suo impatto sulla comunità aziendale. Modi ha sviluppato una forte comprensione degli interessi e degli obiettivi commerciali dell’azienda. “Ogni volta che provi a creare qualcosa, fai molto affidamento su partnership e grandi fornitori. Sebbene siano in genere ben consolidate e forniscano soluzioni placcate in oro, possono essere piuttosto costose e possono richiedere molto tempo per essere consegnate”.

Un approccio differente

“Quello che ho sempre sentito che ci mancava era un vero e proprio sbocco per creare nuove funzionalità dirompenti in modo rapido e agile, in modo tale da poter ottenere vantaggi per i nostri clienti prima piuttosto che successivamente a un costo davvero buono”. Sebbene la società avesse vari rapporti con le startup, Modi sentiva ancora che mancava qualcosa. “Ciò che ci mancava era l’impegno diretto con le startup sugli argomenti che contano davvero nel momento in cui contavano davvero, al fine di essere in grado di fornire qualcosa che fosse rilevante e di impatto”, afferma. “Abbiamo sentito che dovevamo concentrarci molto di più sulla collaborazione con l’ecosistema di avvio al fine di essere in grado di promuovere partnership”. Nasce così la necessità di lavorare con le startup in un modo che le avvantaggiava. Il passo più importante è stato innanzitutto coinvolgere la comunità interna dell’azienda nel processo di innovazione.

“Queste sono tutte le persone della società che hanno fame di innovazione”, afferma Modi, “che sono responsabili delle tabelle di marcia di prodotti e servizi, della fornitura di servizi ai nostri clienti e, di conseguenza, dell’impatto reale sulla società. La conversazione che abbiamo avuto è stata improntata sulla domanda “Che cosa ti manca davvero?“”.

Il profondo cambiamento dei processi

Tutto inizia in modo abbastanza semplice, con un bisogno. Non deve essere un’esigenza commerciale; potrebbe riguardare alcune delle attività finalizzate ma anche tecnologie come il 5G e l’IoT. Nasce così un confronto tra startup e i responsabili aziendali per scegliere la soluzione, i tempi e il modo in cui si può lavorare. “Ciò che abbiamo fatto è stato anche creare una competizione globale all’interno di Vodafone affinché i dipendenti diventassero mentori di dieci brillanti aziende dell’incubatore. Non l’abbiamo limitato in base all’anzianità o all’esperienza, in realtà le startup hanno dovuto scegliere il proprio mentore tra i candidati”.

Infatti l’innovazione aziendale non solo aiuta un’azienda a fornire prodotti e servizi migliori ai propri clienti, ma li aiuta anche a fare del meglio per la propria gente e per la società. Quando le grandi organizzazioni sono più creative, in grado di interagire con gli stakeholder interni ed esterni in modo più approfondito e meglio preparate per attuare rapidamente il cambiamento, tutti vincono.