Un algoritmo che fa recruiting, l’innovazione della startup NCore

Reinventare una professione all’interno di una startup. È questa la missione raggiunta da Luca Ortolani, triestino di 47 anni, che ha scalato per anni le più note multinazionali nel settore risorse umane. Forte della sua esperienza e delle competenze acquisite ha deciso di rinunciare ad un posto da direttore generale per alzare l’asticella. «Come logica conseguenza, i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro hanno ripercussioni su quello del recruiting – analizza Ortolani -; in particolare, la tecnologia sta evolvendo rapidamente il nostro ambito. Io volevo capire in che modo ma, per farlo, avevo bisogno di muovermi in una realtà più snella e innovativa».

La selezione avviene grazie ad un algoritmo

Luca scommette così su NCore fondata da Enrico Ariotti, proprietaria di una piattaforma per la selezione di forza lavoro attraverso processi automatizzati, basati su video-interviste. «Ho vinto la commessa grazie a NCore – spiega Ortolani – ne avevo intuito il potenziale, così chiesi ad Ariotti di diventare socio acquistando delle quote. Rispose che l’unico modo per entrare nella società era venire assunto».

Dall’inizio di febbraio, Ortolani è il direttore generale di NCore con il compito di raddoppiarne il business da qui a tre anni. In sintesi si tratta di un software che raccoglie e analizza big data per estrarne informazioni – e candidati – di valore. Viene dunque utilizzata durante le prime fasi di una selezione. Individua tra migliaia di proposte pervenute per una posizione vacante, una short list, ovvero un elenco di cinque o dieci profili compatibili.

Lo sviluppo di NCore

«Dietro lo schermo del pc c’è un algoritmo di intelligenza artificiale che, in modalità asincrona, dunque con voce pre-registrata, guida il colloquio con la persona – precisa Ortolani – l’analisi semantica dei termini usati dal candidato permette al sistema di riconoscere una serie di parole chiave predefinite: ad esempio, se l’algoritmo chiede chi è il maggiore competitor dell’azienda in cui si vorrebbe entrare la parola chiave è la risposta esatta, un procedimento associa a ogni intervistato un punteggio, in tal modo la selezione risulta oggettiva». Una tecnologia che si evolve «Rileva anche il tono di voce, stabilisce se è in dubbio 0 in difficoltà. Allo studio c’è anche la possibilità di sondare la comunicazione non verbale attraverso le gestualità registrate dall’immagine video ma fino a che non avremo definito ogni aspetto relativo alla normativa sulla protezione dei dati personali, non raccoglieremo alcuna informazione di questo tipo».

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *